– Berlino divisa: viaggio nella Germania est –
Un viaggio attraverso la Berlino divisa tra est e ovest, per ripercorrere le tappe di un momento storico tanto triste quanto importante nelle vicende del dopoguerra. Un viaggio lungo il muro di Berlino, nel tentativo di capire come visse la città, e la Germania in generale, tra il 1960 e quel fatidico 1989, quando il murò venne abbattuto. In questo articolo troverai le tappe per un itinerario storico sulla Berlino divisa in due.
Nel mio secondo viaggio a Berlino volevo approfondire la storia della divisione in due della Germania. Quando il muro di Berlino fu abbattuto ero solo una bambina, ma ricordo gli adulti in famiglia parlarne. I dettagli mi sfuggivano, ma nella mia mente era chiaro che qualcosa di grande fosse avvenuto. Quella parte di storia mi colpì allora e continuò ad incuriosirmi in seguito. Ecco perché in questo secondo viaggio ho incluso molte tappe legate alla Berlino divisa in due, continuando a leggere le scoprirai. (Ho scritto però anche un articolo su tutte le cose da vedere a Berlino).
Muro di Berlino: all’improvviso una città divisa
Come conseguenza della Seconda guerra mondiale e della relativa guerra fredda, la Germania si trovò divisa tra un blocco filo-sovietico, la Repubblica democratica (DDR o RDT), e uno filo-occidentale, la Repubblica federale (RFT). Fino al 1961, seppur la differenza tra est e ovest fosse già netta, non c’era stata una reale divisione fisica e l’esodo dall’est all’ovest fu massiccio.
In una domenica di agosto del 1961 però tutto cambiò: comparvero le prime recinzioni, sostituite poi dal muro vero e proprio, con la linea di separazione che divenne invalicabile.
Le famiglie si ritrovarono divise, la gente provò di tutto per passare alla parte ovest, anche con tunnel sotterranei. Oltre cento persone morirono nel tentativo di scappare. Oggi questa parte della storia può essere approfondita grazie ad una serie di luoghi del ricordo e monumenti.

Alcuni pezzi originali del muro in Bernauer Straße
Berlino divisa: le tappe da non perdere
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Il memoriale del muro
In un itinerario di Berlino divisa la prima tappa è sicuramente il Memoriale del muro in Bernauer Straße: un’area di circa 1,4 chilometri all’aperto con annesso centro di documentazione. Qui è visibile l’unico pezzo di muro con la doppia divisione e la torretta, così come veniva edificato nell’ultimo periodo. Il muro di Berlino infatti attraversò varie fasi: fu rafforzato e modificato più volte nel tempo per renderlo invalicabile. Vi erano allarmi, meccanismi antisfondamento (anche per le auto), cani, doppie recinzioni e guardie armate.

Il Memoriale del muro in Bernauer Straße
Bernauer Straße, è una zona simbolica: nella prima fase del muro le case fungevano da divisione, con i marciapiedi che appartenevano all’ovest e gli edifici all’est. La gente provò a fuggire dalle finestre che furono quindi murate: gli abitanti furono evacuati all’improvviso e gli edifici furono abbattuti. Il governo della RDT fece saltare in area anche una chiesa che sorgeva sul confine. Oggi a ricordarla c’è una nuova costruzione rotonda, la Cappella della Riconciliazione.
Testimonianze della vita sul confine
Lungo il Memoriale del muro e nel centro di documentazione ci sono testimonianze audio e video che raccontano la storia del muro, i cambiamenti che esso subì nel tempo e le conseguenze sulla vita delle persone: vengono narrati episodi e storie delle famiglie che vivevano sul confine, utili per capire come i Berlinesi vissero quegli anni terribili di separazione.

Murales in Bernauer Straße dedicato al muro (con le date sul coltello)
Tra le immagini simbolo di quel periodo la fuga di Conrad Schumann, primo soldato che fuggì dall’est saltando la recinzione che avrebbe dovuto sorvegliare: il suo gesto fu colto da un fotografo e oggi un grande murales ricorda quell’episodio che divenne storico e che accadde proprio nei pressi di Bernauer Straße. C’è anche una parte dedicata a chi perse la vita tentando di fuggire. Il memoriale è gratuito.
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Stazioni fantasma
La stazione di Barnauer Straße è anche una delle stazioni fantasma: durante gli anni della divisione in due anche la metropolitana era distinta, una per l’est e una per l’ovest. Alcune linee di quella occidentale, però, passavano in alcune stazioni dell’est: in quelle fermate i treni non si fermavano e gli accessi furono chiusi per evitare possibili fughe tramite i tunnel. Da qui l’appellativo stazioni fantasma.
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Il Palazzo delle Lacrime (o Tränenpalast)
Altra tappa immancabile in un viaggio nella Berlino divisa è il Palazzo delle Lacrime vicino alla stazione Friedrichstraße: in questo edificio dall’apparenza luminosa e moderna era situata l’area partenze della Germania est per chi voleva andare all’ovest. Qui avvenivano controlli, ispezioni e vessazioni: il soprannome fa ben comprendere l’atmosfera che regnava e il clima di paura. All’interno ci sono testimonianze biografiche, reperti storici e le cabine di controllo.

Dettagli nel Palazzo delle lacrime
Video e fotografie permettono anche di ricostruire bene la propaganda dell’epoca e soprattutto di mettere a confronto la comunicazione dell’est e quella dell’ovest: interessante è vedere come gli stessi eventi venissero narrati in modi opposti dalla DDR e dalla RFT. Il museo non è molto grande ed è gratuito.
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East side gallery e The Wall Museum
Tappa obbligata a Berlino è sicuramente l’East side gallery: la porzione di muro vicino alla stazione Ostbahnhof completamente ricoperta di murales. Dopo la caduta del muro questa parte fu affidata ad artisti provenienti da tutto il mondo perché la dipingessero con opere ispirate alla pace. Oggi è un luogo simbolico ma anche molto turistico. (I murals dell’East side gallery non sono gli unici della capitale tedesca: Berlino è piena di street art)

L’east side gallery
In fondo c’è un museo non molto pubblicizzato che ti consiglio se ti appassiona la storia: The Wall Museum contiene alcune interessanti testimonianze su come fu sconvolta la vita delle persone con la costruzione del muro (con episodi drammatici raccontati dalla gente comune e dalle guardie dell’est), ma soprattutto presenta dettagliatamente il contesto storico. A me è piaciuto, ma è un po’ lungo perché pieno di filmati e testi da leggere (solo in Inglese). (Scontato con la Berlin Welcom card)
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La vita nella DDR
Difficile immaginare la vita nella DDR, dalla collettivizzazione di tutti gli aspetti della quotidianità lavorativa e privata, alle privazioni a cui la popolazione dell’est era costretta perché tutti i prodotti provenienti dall’ovest erano vietati. Nella capitale tedesca ci sono due musei che ti permettono di entrare nella vita della Berlino est: il museo della DDR nell’isola dei Musei (a pagamento ma scontato con la Berlin Welcom card) e l’esposizione Everyday life in the GDR alla Kulturbrauerei (piccola nota: quest’ultima è un ex birreria che oggi ospita soprattutto locali notturni).

Il museo sulla vita nella DDR alla Kulturbrauerei
Entrambe le esposizioni sono interessanti e permettono di scoprire tanti dettagli della vita nell’est: dai controlli sui cittadini alle attività per rafforzare la coesione e il senso di appartenenza, fino all’abbigliamento, le case e il cibo. Vengono raccontati anche i movimenti di protesta, le organizzazioni che segretamente si riunivano in chiesa ma anche i privilegi di chi era al potere. Se hai tempo puoi visitarli entrambi, altrimenti puoi sceglierne uno in base al tuo itinerario.
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Stasi Museum
Se vuoi veramente capire a che livello di pressione e controllo erano sottoposti i cittadini della Germania est devi andare allo Stasi museum, il museo del Ministero per la Sicurezza di Stato ospitato proprio nell’edificio che un tempo era la sua sede (a pagamento). Nella DDR tutti erano sospettati, nessuno escluso, e i sistemi di sorveglianza erano massicci, al limite dell’incredibile. La gente veniva costretta a spiare familiari e amici, nessuno si poteva fidare di nessuno.

Stasi museum: il pulmino con cui prelevavano i sospettati
Le persone venivano controllate con sistemi subdoli che portavano i cittadini spesso alla follia e a denunciarsi a vicenda nella speranza di salvarsi. Ci vogliono almeno un paio d’ore, ma aiuta veramente a capire un aspetto centrale di quella parte di Germania.
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Checkpoint Charlie
Quello che si vede oggi è tutto ricostruito per scopi commerciali da un privato, ma il luogo resta comunque simbolico: lì c’era il famoso cartello che indicava la fine del settore americano. Era il principale punto di passaggio per diplomatici e giornalisti che avevano il permesso di accedere all’est; qui si fronteggiarono anche i carri armati sovietici e americani in un momento di tensione.

Il Checkpoint Charlie
Simbolica è l’opera d’arte che vede ritratti due soldati: dal lato est un soldato sovietico dall’ovest uno americano. Sono le foto di due tra gli ultimi soldati stranieri che abbandonarono Berlino anni dopo la caduta del muro. Non lontano, di fronte alla Topografia del terrore, c’è un altro lungo pezzo di muro originale.
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Potsdamer Platz
In un viaggio nella Berlino divisa un giro a Potsdamer Platz è d’obbligo: quest’area ha infatti un valore particolare. Per anni fu la terra di nessuno ma dopo la caduta del muro rappresentò più di altri luoghi il tentativo di Berlino di rinascere. Furono lanciati importanti progetti che coinvolsero architetti famosi: l’edificio di Renzo Piano e il Sony center ne sono l’esempio. In piazza ci sono anche alcuni pezzi di muro.

Una delle rare torrette di guardia ancora esistenti
Non lontano da Potsdamer platz, in Erna-Berger-Straße, si può ammirare anche una delle poche torrette di guardia ancora in piedi, mentre nell’atrio del ministero dell’Ambiente è conservato un pezzo di muro che passava proprio di lì (si vede dalle vetrate).
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La prigione della Stasi
Per completare il giro ci sarebbe la tappa alla prigione della Stasi, che però noi abbiamo tralasciato per questioni di tempo.
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Baumhaus an der Mauer
Baumhaus an der Mauer nel quartiere Kreuzberg non è un’attrazione imperdibile, ma una di quelle cose curiose che arricchiscono un viaggio: si tratta della casa del turco Osman Kalin che, trasferitosi a Berlino dall’Anatolia, costruì una casetta e un orto in una terra di nessuno a ridosso del muro. In realtà si trattava di un triangolo appartenente all’est ma per questioni pratiche (evitare che il muro facesse zig zag) era rimasto ad ovest.
All’inizio i soldati dell’est pensarono che fosse un passaggio e volevano abbatterla, ma accertato che non lo era lo lasciarono stare e lui, si racconta, vi rimase vendendo verdure ai militari. Dopo la riunificazione la casa rischiò di nuovo di venire abbattuta, ma grazie anche al sostegno dei residente alla fine rimase al suo posto. Più che una casa è una sorta di baracca fatta di scarti, ma è diventata un po’ un luogo simbolo di quegli anni.
La storia di Berlino è anche la storia del muro: capire di più di quel periodo vuol dire capire meglio Berlino, cosa fu e cosa è ora. Gli anni di segregazione e privazioni hanno condizionato molto i cittadini che a distanza di tempo facevano ancora fatica a parlare liberamente. Ma da quel periodo è scaturita anche la voglia di riscatto, di rinascita e rilancio che ha portato Berlino a ciò che è oggi.
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8 Commenti
Molto interessante il tuo post. Amo la storia e i post come il tuo mi incuriosiscono molto. Se un giorno avrò la possibilità di andare a Berlino sicuramente visiterò alcuni dei luoghi che hai descritto. Grazie
Grazie Alessandra, Berlino è una città ricca di storia. Ti auguro di visitarla un giorno.
Il Check Point Charlie, purtroppo sta diventando una pagliacciata (e io lo salto sempre quando vado a Berlino. Non lo sopporto proprio così finto). Io ho trovato interessante anche la visita a città come Rostock e Dresda: la divisione là non era sancita dal muro ma era altrettanto presente.
Ciao Giovy, si il Check Point Charlie sta diventando un posto molto turistico, però alla fine un salto vale la pena farcelo perché lì comunque c’era un importante punto di passaggio e in un giro storico vale la pena toccare anche questa tappa, seppur velocemente.
Berlino è stato il mio primo grande amore. Di tutte le tappe che hai consigliato, ne ho viste (e riviste) la maggior parte e non posso che concordare: conoscere Berlino vuol dire comprendere una storia fatta di divisione, spesso segregazione e disperati tentativi di fuga. Bravissima!
Ciao Samanta, si la penso esattamente come te. Anche io mi sono innamorata subito di Berlino e mi colpisce molto la sua storia.
Quando sono stata a Berlino ero un po’ indecisa sulla visita al museo della DDR perché avevo paura che fosse una cosa molto turistica, ma poi sono stata felice di averlo visitato perché mi ha permesso di rendermi conto di tante cose che ignoravo. Certo, tante cose le abbiamo magari lette sui libri, ma da nessuna parte avevo mai visto degli esempi su come fosse la vita quotidiana. E la ricostruzione dell’appartamento all’interno del museo è molto realistica.
Purtroppo non ho avuto tempo per il museo della Stasi, che però conto di vedere la prossima volta.
Ci sono rimasta un po’ male davanti al Check Point Charlie (e anche alla East Side Gallery) a vedere quelli che si facevano i selfie facendo il segno della vittoria, un po’ come se si trattasse di un qualunque monumento.
Buon weekend 🙂
Ciao Silvia, si in effetti nei libri leggiamo tante cose ma anche io ho trovato molto utile visitare musei come quello della DDR perché mi hanno fatto comprendere molto meglio com’era la vita per la gente comune.